Ghost Rider – La moto è un demone di fuoco

ImageGirato dallo stesso regista di Daredevil, il film adatta per il grande schermo l’eroe della Marvel puntando su effetti speciali e canoni della spettacolarita’ hollywoodiana piu’ a buon mercato. Nicolas Cage e’ il motociclista che ha fatto il patto con diavolo ed e’ affetto da crisi di autocombustione.

Ci sono fondamentalmente due scuole di pensiero nella teoria su come si
realizza la trasposizione cinematografica di un fumetto. C’è quella che
ispira lo Spider Man di Sam Raimi (il migliore degli adattamenti di un super eroe al grande schermo) e che ha il suo massimo ‘fumettaro’ in Sin City di Robert Rodriguez e Frank Miller e in 300 di Zack Snyder,
e quella che adatta, letteralmente, la personalita’ chiaroscurale del
super eroe ai piu’ commerciali canoni hollywoodiani. Che e’ la strada
preferita da Mark Steven Johnson, gia’ regista di Daredevil, che firma Ghost Rider.
La storia del personaggio e’ tutt’altro che rassicurante: un
motociclista molto poco rassicurante, fa un patto con Mefistofele ‘in
person’ per non morire a casua di un incidente di moto a causa del
quale gli ha preso fuoco la testa.
Il prezzo da pagare e’ occuparsi
di presenze maligne di ogni genere, passare la vita a cavallo di una
moto e convivere con la non confortevole tendenza del proprio corpo
all’autocombiustone. Per non dire del fatto di essere ‘posseduti dal
demonio’ che resta il titolare della propria anima.
Le tracce dell’autentica natura del personaggio Marvel sono tutte nella prima parte, quando Johnny Blaze (il nome del protagonista) e’ ancora giovane e interpretato da Matt Long. Quando nei suoi panni entra Nicolas Cage, dopo il patto firmato con un Mefistofele dagli occhi arancioni interpretato da Peter Fonda (che idea originale chiamare l’eroe di Easy Rider
in un film che sembra interpretato da una moto con sopra un uomo in
fiamme!) Hollywood spazza via il lato oscuro della faccenda e dominano
gli effetti speciali. Ecco il termine ideale per definire Ghost Rider,
con calembour voluto, è ‘un fumettone’. Detto che non si capisce
perche’ un fumettone debbe avere una connotazione vagamente negativa
(perche’ Sin City, Dick Tracy o X9
non sarebbero dei fumettoni, grandi fumetti?) il film e’ niente di piu’
che un innocuo divertimento, intrattenimento dove l’imperativo e’
stupire. Stando bene attenti a preparare un seguito.
Paolo Biamonte