I 4 Scatenati di Hong Kong (1972)

Aggiornato il Maggio 23, 2017 da Il Guru dei Film

I 4 Scatenati di Hong Kong  è uno dei kung fu movie di Chang Cheh.

Da poco terminata la guerra di Corea, alcuni militari in congedo di origini cinesi si ritrovano in quel di Seoul per un meritato periodo di svago e riposo …

Tit. Originale: Four Riders (Intern.)
Paese: Hong Kong
Rating: 8/10

Da poco terminata la guerra di Corea, alcuni militari in congedo di origini cinesi si ritrovano in quel di Seoul per un meritato periodo di svago e riposo. Feng Xia ha la sventura di assistere all’omicidio di un americano da parte di una gang di malavitosi che riescono a incolparlo dell’accaduto. Il compagno Gao che nel frattempo ha raggiunto un amico all’ospedale militare, è sicuro dell’innocenza di Feng Xia e tenta il modo per liberarlo. Nel frattempo anche Jin venuto a sapere dell’arresto dell’amico, intuisce che dietro al complotto ci sono i membri del locale notturno che frequenta da un po’ di tempo per via di una ragazza…

Nel 1972 Chang Cheh dirige otto (!) film che più o meno si somigliano per tematiche e ambientazioni, in gran parte con gli stessi attori e maestranze. Nonostante girati in tempi stretti e una certa approssimazione produttiva tipica del cinema inarrestabile di Hong Kong del periodo, sono sempre di grande livello e hanno il culmine con il capolavoro Boxer from Shantung/Il drago si scatena. I 4 Scatenati di Hong Kong è una spanna sotto ma resta un classico, uno dei tanti firmati da un regista colpevolmente dimenticato, per non dire peggio sconosciuto ai più, che andrebbe collocato al fianco di gente del calibro di Sergio Leone o Michael Cimino, per capire di che statura (superiore) registica stiamo parlando. La pellicola in questione non rappresenta di sicuro il suo meglio, ma la presenza degli attori preferiti dal regista, i leggendari Ti Lung e David Chiang dovrebbero bastare per spingere a riscoprire un violento film di kung fu.

I 4 Scatenati di Hong Kong – Poster Originale

I 4 Scatenati di Hong Kong - Original Poster

Dopo avere steso il solito velo pietoso sui titolisti italiani dell’epoca (dei veri dementi), che hanno avuto un determinante impatto negativo e superficiale sull’intero genere a venire, si può entrare nel mondo di Chang Cheh ossessionato dalla violenza e la morte. In questa occasione si raggiunge il punto di citare in modo aperto i cavalieri dell’apocalisse, un riferimento biblico di sventura e distruzione per la presentazione dei 4 protagonisti. Il titolo internazionale originale del film è l’esplicativo The Four Riders. I 4 Scatenati di Hong Kong sono i militari cinesi in trasferta interpretati da Ti Lung, David Chiang, Chen Kuan Tai, questi tre considerate vere icone supreme del genere come ben sanno gli appassionati, affiancati dal meno conosciuto e dotato Wang Chung, attore a sua volta dal curriculum storico invidiabile.

La pellicola difetta di una scenografia a dir poco povera e non convincente, ristretta in due ambientazioni principali riconducibili al locale notturno frequentato da David Chang e l’ospedale militare dove si trovano gli altri compari, Ti Lung compreso carcerato nell’ala della struttura adibita a prigione. Per Chang Cheh il mondo è una landa oscura in cui prevale l’ingiustizia e la malvagità dell’uomo che si incarnano nella gang di malavitosi che gestiscono il locale notturno, una copertura per un giro di droga più grosso. Gli eroi per combattere gli eventi funesti non possono fare altro che sporcarsi le mani di sangue in una lotta (auto)distruttiva, una strada lastricata di sofferenza e sacrifici, un’immolazione molto simile al martirio cristiano, con la differenza che Chang Cheh  non ha slanci divinatori ma resta sempre molto terreno, dove l’unica cosa che conta da preservare sono l’amicizia e la fratellanza d’armi.

DeI 4 Scatenati di Hong Kong è David Chiang a primeggiare, una predilezione quella del regista nei suoi confronti mai messa in discussione, al centro di duelli e scontri feroci a mani nude, con coltelli e pistole. Capeggiati da Yasuaki Kurata, altra leggenda (giapponese questa volta) del cinema delle arti marziali, gli innumerevoli sgherri che stanno ai piedi dell’organizzazione del viscido boss di Andre Marquis portano alle estreme conseguenze lo scontro con i quattro eroi, un crescendo violentissimo che esplode in un finale letale che non lascia scampo, una carneficina lunga e prolungata a colpi di kung fu e sparatorie nel solco macabro e doloroso del cinema di Chang Cheh. Sono gli ultimi 20 minuti a elevare un film sin lì piuttosto ordinario anche per gli standard del regista, un potente vortice di violenza e furore che travolge tutto e tutti, eroi e avversari, in un cupio dissolvi imbrattato di sangue e disperazione che lascia senza parole.

Sciamano