Barbie: un viaggio tra Storia, Stereotipi e Rivoluzione

Margot Robbie interpreta Barbie in una commedia di enorme successo, piena di spunti divertenti ma che poi, alla fine, è molto più di una “commedia”: dopo questo film, guarderemo Barbie con altri occhi.

Nel mondo colorato di Barbieland, dove ogni cosa è tinta di rosa confetto e ogni giorno è radiante, vive Barbie Stereotipo, l’incarnazione della perfezione femminile secondo gli standard imposti dalla società. Ma improvvisamente, questa perfezione viene scossa da pensieri di morte e crisi esistenziali.

La Nascita di un’Icona

Nel 1959, Ruth Handler, ispirata dalla sua figlia Barbara, creò Barbie, una bambola che rappresentava una donna indipendente e moderna, in netto contrasto con le bambole-mamme dell’epoca. Barbie fu una rivoluzione: per la prima volta, le bambine potevano immaginare di essere altro oltre che madri. La prima Barbie indossava un costume da bagno a righe bianche e nere, un omaggio alle pin-up degli anni ’50, e aveva un look audace e sicuro.

Il Mondo di Barbie e Ken

Nel racconto, Barbie Stereotipo viene inviata nel mondo degli umani da Barbie Stramba, la versione di Barbie che ha subito le conseguenze dell’immaginazione di qualche bambina annoiata. La missione è chiara: trovare la bambina i cui pensieri stanno scatenando la sua crisi e, nel processo, riscoprire se stessa. Accanto a lei, c’è Ken, il compagno eterno di Barbie, che, nonostante sia profondamente innamorato di lei, viene spesso trattato come un semplice accessorio.

Un Film e una Critica Sociale

Nel film diretto da Greta Gerwig, Barbie diventa il centro di un matriarcato rosa, una società in cui le donne detengono il potere, ma che perpetua un’immagine irrealistica della femminilità. Il film, pur essendo una celebrazione spettacolare del mondo di Barbie, con le sue case da sogno e i suoi abiti iconici, non evita di esplorare le critiche che sono state rivolte alla bambola nel corso degli anni.

Personaggi Secondari e Temi Non Esplorati

Il film presenta una serie di personaggi secondari, come Sasha, la ragazza che ha abbandonato Barbie accusandola di aver arrecato danni all’immagine delle donne, e Midge, la Barbie incinta che viene relegata a un ruolo marginale. C’è anche Allan, l’amico di Ken, che nel film sembra essere un personaggio in attesa di fare coming out. Questi personaggi rappresentano opportunità mancate per esplorare temi profondi e complessi, come il femminismo, l’identità di genere e la diversità.

La Parabola Femminista di Barbie

Nonostante le sue origini come simbolo di indipendenza femminile, Barbie è stata spesso criticata per aver promosso un’immagine stereotipata e irrealistica delle donne. Il film di Gerwig tenta di affrontare questa contraddizione, proponendo una Barbie che, attraverso il suo viaggio, si interroga sulla sua identità e sul significato della perfezione.

Barbie, da semplice bambola, è diventata un’icona culturale che riflette le tensioni e le evoluzioni del concetto di femminilità. Il film, pur avendo delle lacune narrative, rappresenta un tentativo di riconciliare la Barbie “stereotipo” con una visione più moderna e critica, cercando di restituire alla bambola il suo potenziale come simbolo di empowerment femminile.

Una nota curiosa: mentre Barbie esce dal film trasformata, migliore, ne guadagna in dignità e diventa un’icona culturale che incute quasi soggezione (almeno in noi maschietti) e Ken si trasforma da inutile contorno a personaggio complesso e sofferto, quasi un riscatto per il mondo maschile, chi invece ne esce molto male è la Mattel, che viene raffigurata come un’azienda di idioti seduti su una montagna di soldi frutto dell’idea di una donna brillante. Forse è proprio così?

Comunque il risultato finale è un film assolutamente piacevole, una grande Margot Robbie e un riuscitissimo Ken interpretato da un bravissimo Ryan Gosling: da non perdere, come dimostrano i risultati del box office in tutti i Paesi dove il film è al Cinema.