Red State (2011)

Aggiornato il Maggio 22, 2017 da Il Guru dei Film

Red State è l’horror diretto da Kevin Smith.

Tre adolescenti organizzano un incontro sessuale con una donna, per loro sfortuna si tratta di una trappola ordita da una comunità religiosa guidata dal fanatico reverendo Abin Cooper …

Tit. Originale: Red State
Paese: USA
Rating: 7/10

Tre adolescenti organizzano un incontro sessuale con una donna, per loro sfortuna si tratta di una trappola ordita da una comunità religiosa guidata dal fanatico reverendo Abin Cooper. Nascosto dentro alla sua tenuta il religioso professa la Chiesa dei 5 punti contro i nemici che intaccano la purezza degli americani, un insegnamento delirante seguito da un ristretto gruppo di seguaci, pronti a tutto, anche usare la violenza e a eliminare gli infedeli.

Guarda l’original trailer di Red State

Con sei anni di ritardo giunge in Italia il notevole horror diretto da Kevin Smith, genere in cui l’autore si è rivolto negli ultimi tempi, da segnalare anche il bizzarro “Tusk” del 2014. Red State è una pellicola pregna di idiosincrasia verso l’America, o meglio gli Stati Uniti, una denuncia della follia che attraversa il paese nemmeno troppo lontano dalla realtà. Se è vero che Kevin Smith resta pur sempre un privilegiato, un uomo di successo sin dai tempi del suo debutto pulp “Clerks” del 1994, un piccolo film di sicuro ma anche uno dei più celebrati degli anni 90, il regista non ha mai smesso di “sputare nel piatto in cui mangia” e denunciare le profonde contraddizioni di una nazione, sino a prova contraria la più grande democrazia del mondo, sempre sull’orlo della pazzia. Sei anni si diceva, nel frattempo le cose non sembrano migliorate, con un certo Trump presidente USA e la morte recente (maggio 2017) di Michael Parks,  protagonista del film nella parte dell’inquietante reverendo Abin Cooper, attore noto per essere comparso in diversi film di Tarantino.

Uno stato d’allerta alle porte che sembra materializzarsi giorno dopo giorno, a prima vista satirico e divertente Red State colpisce sui nervi scoperti dell’intolleranza, la diffusione delle armi e la morsa brutale della burocrazia governativa. Uno stato d’assedio che soffoca una nazione e annulla gli individui mettendoli gli uni contro gli altri in una lotta che non può fare altro che lasciare vittime a terra. Kevin Smith porta un attacco frontale alla religione, non senza esagerazioni, visto che siamo dalle parti dell’horror puro delle peggiori sette sataniche, o poco ci manca. Non si può non notare a discapito di Smith, come le gesta del reverendo dell’ottimo Michael Parks non siano altro che un riflesso reale, non nuovo, il riferimento corre ai tanti insediamenti nascosti nel paese gestiti da sedicenti santoni, in alcune situazioni del passato precipitati nella follia della violenza e autodistruzione come nel caso dei “Davidiani” nella triste strage di Waco negli anni 90. A tal proposito attenzione, dato che su questo caso è stato annunciato un film a grosso budget diretto dal bravo Jaume Collet-Serra.

Red State

Smith non indugia in scene truculente ma non lesina in situazioni forti, con morti improvvise e un buon numero di cadaveri. La chiusura mentale e stupidità del popolo americano si possono notare nelle curiose battute a riguardo l’Italia (!), definito un paese “esotico”, con il difetto di essere abitato dagli italiani, sono frasi brevi buttate lì da Smith che fanno riflettere e suggeriscono l’ignoranza e il razzismo (culturale) strisciante. Tutto precipita con l’arrivo delle forze speciali guidate da John Goodman a cingere d’assedio la congrega di fanatici. Nel frattempo non sono mancati sermoni compiaciuti contro i gay, sacrifici di vittime innocenti e il ricorso alle onnipresenti armi divenute il prolungamento irrinunciabile dell’individuo.

Il sempre valido John Goodman diviene l’occhio esterno gettato dentro il caos, nonostante il non facile ruolo di comandante delle forze speciali, un curioso punto di vista all’interno dei ganci dell’ordine pubblico americano divenuto, forse anche per necessità, più brutale e impietoso dei nemici stessi che deve affrontare. Convincente e credibile nelle scenografie, la seconda parte di Red State si trasforma in un action convulso e istintivo che non ha paura di triturare i suoi protagonisti in una carneficina senza senso, sotto gli occhi di un Dio assente, e forse per Smith anche beffardo quando organizza la divertente e sottilmente sinistra scena del suono di trombe (del giudizio). Da segnalare l’invasata adepta di Melissa Meo, inquietante sin dal taglio di capelli. A prima vista semplice, uno degli horror più interessanti del decennio, da recuperare.

Sciamano