Revenge (2017)

Aggiornato il Settembre 10, 2018 da Il Guru dei Film

L’action horror d’esordio di Coralie Fargeat.
#Revenge #CoralieFargeat

In Revenge Richard e la sua giovane amante Jen raggiungono in elicottero una sperduta villa nel deserto. Il luogo è il punto di ritrovo per l’annuale battuta di caccia tra il fedifrago Richard e due suoi amici.

Tit. Originale: Revenge
Paese: Francia, Belgio
Rating: 7/10

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Richard e la sua giovane amante Jen raggiungono in elicottero una sperduta villa nel deserto. Il luogo è il punto di ritrovo per l’annuale battuta di caccia tra il fedifrago Richard e due suoi amici, sorpresi dalla presenza della splendida ragazza. Richard non ha previsto l’arrivo in anticipo degli amici, due tipi all’apparenza simpatici che cominciano a riservare insistite attenzioni nei confronti di Jen, una situazione che presto sfugge di controllo quando Richard si assenta per un paio di ore.

I riflussi dell’horror al cinema portano al sotto-filone rape and Revenge, il delicato e controverso genere a base di stupri e violenze aveva raggiunto il culmine nei lontani anni 70 con pellicole del calibro de L’ultima casa a sinistra, Female Prisoner 701 Scorpion, They Called Her One Eye e Non violentate Jennifer. Niente di nuovo dunque e che non sia stato sviscerato in passato, ma la notizia interessante da annotare è che stavolta ad occuparsene sia una donna, la regista e sceneggiatrice francese Coralie Fargeat, 42enne al suo primo vero film girato, forse una coincidenza (?), nel periodo in cui stava divampando il famigerato caso Weinstein intorno all’abuso sessuale su diverse donne. Revenge è un robusto film sulla vendetta ben diretto e con una protagonista notevole, può essere scambiato con facilità per una produzione americana data anche l’ambientazione, mentre si tratta di una pellicola francese che ha previsto le riprese negli aridi e affascinanti territori del Marocco.

Revenge foto

La presenza di Matilda Lutz (The Ring 3) nel ruolo di Jen è uno dei motivi per cui vale la pena di accingersi alla visione di Revenge, per l’attrice e modella di origini italiane, classe 1991, vista anche nel film di Muccino L’Estate addosso, si tratta della prima prova di rilievo in carriera, una soddisfazione forse piccola a ben vedere i magri incassi americani della pellicola, ma che ha acceso l’attenzione nei suoi confronti. Impossibile rimanere indifferenti dall’avvenenza del personaggio, le prime apparizioni sono ammiccanti e da vera Lolita, con lecca lecca incluso, donna-oggetto del desiderio degli avidi sguardi maschili. Jen, che prende il nome dall’eroina di I Spit On Your Grave (Non violentate Jennifer), paga caro la sua bellezza/giovinezza con una violenza carnale. Un momento topico all’interno del filone in questo caso mostrato con fretta e fastidio, come se non bastasse per la ragazza è prevista un’ulteriore punizione. Motivi sufficienti per scatenare la vendetta, aspetto che interessa in maggiore misura a Coralie Fargeat, una trasformazione del personaggio in una nuova donna consapevole, guerriera e vendicativa suo malgrado.

La provocazione e il contraddittorio convivono come è giusto che sia in Revenge, a tratti sembra di vedere materializzare le peggiori perversioni pruriginose di un film per soli uomini, in altri passaggi sembra il delirio di una femminista e non si può fare a meno di notare come il nudo integrale che si intravede è, a sorpresa, non quello della bella Jen ma di un altro protagonista. Alla resa dei conti la figura maschile ne esce in malo modo, tutti i personaggi uomini incarnano aspetti negativi come il cinismo e l’ignavia, accomunati dalla prevaricazione sulle donne, in questa situazione sull’unica presente in scena. Il tema è incandescente ma Coralie Fargeat si dimostra anche un’amante del film di genere e porta la narrazione in più direzioni, verso la ferocia del survival horror e gli action più crudi (alla Rambo), mentre l’ambientazione desolata e i mezzi motorizzati con cui si muovono i protagonisti suggeriscono atmosfere alla Mad Max. Il tutto con abbondanza di sangue e scene splatter che fanno cadere, se qualcuno magari si avvicina con qualche dubbio, nelle braccia sudicie dell’horror puro.

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Revenge sconta una prevedibilità tipica del filone, non è difficile capire dove va a parare, e una serie di inverosimiglianze di sceneggiatura sulle quali è inutile stare a puntualizzare (ok, le pozze di sangue che si vedono a terra sono davvero esagerate), pena la rovina della visione, ma ripaga nella componente action, al punto che Matilda Lutz sembra una Lara Croft mancata, non avrebbe sfigurato nel recente Tomb Raider al posto della (altrettanto notevole) Alicia Vikander. Eccellenti le ambientazioni del deserto risaltate da una buona fotografia, anche la scenografica villa da sogno sperduta diviene il teatro di alcune sequenze clou, da buona 40enne un po’ nostalgica e con ottimo gusto cinefilo (tra i suoi preferiti Cuore Selvaggio, Drive, Under the Skin) la regista per il suo film ha voluto una colonna sonora synth alla John Carpenter. Da vedere, al cinema è meglio.

Sciamano