Due Giorni Senza Respiro (1996)

Aggiornato il Luglio 22, 2010 da Il Guru dei Film

Film: Due Giorni Senza Respiro

Un noir pulp con un cast di tutto rispetto ambientato sulle colline di Los Angeles.

 

 Due killer si introducono in un appartamento per compiere un delitto, una coppia di poliziotti della buon costume tenta di sgominare il presunto giro di prostituzione di un centro massaggi, un regista-sceneggiatore medita il suicidio dopo una serie di fiaschi, una segretaria repressa subisce le angherie del ricco principale. Sono alcune delle storie di vita a Los Angeles che il gioco del destino finisce per incrociare.

Film poco visto e bollato all’epoca con troppa fretta come un derivato di "America Oggi" e "Pulp Fiction", gli inequivocabili riferimenti della pellicola di John Herzfeld che riesce a trovare una dimensione personale in equilibrio, se possibile, tra il dramma di Altman e l’ironia esplosiva di Tarantino, "Due Giorni Senza Respiro" è uno dei veri titoli "pulp" degli anni 90 degni di tale nome, e meritevoli di una (ri)scoperta insieme a pochissimi altri ("Cosa Fare a Denver Quando sei Morto", "Thursday"). Questa tipologia di film ha bisogno di due cose fondamentali: una sceneggiatura di ferro e un cast all’altezza, "Due Giorni Senza Respiro" le ha entrambe. La storia è un meccanismo calcolato con precisione infallibile sulle conseguenze di un efferato omicidio, un effetto a catena che induce un gruppo di persone a incontrarsi dopo una serie di esilaranti/tragici eventi. L’ingombrante confronto con il geniale autore di "Pulp Fiction" si accentua per la presenza nel cast di Eric Stolz, visto negli indimenticabili panni dello spacciatore nel film di Tarantino, qui nel ruolo di un poliziotto della buon costume dalla mentalità aperta e con l’aspirazione di arrivare un giorno alla omicidi. L’attore dai capelli rossi compare la prima volta dentro un centro massaggi su un lettino nelle mani, letteralmente, di uno schianto di ragazza orientale divertita dall’erezione dell’uomo a fatica nascosta da un asciugamano. La scena non risulta volgare, anzi diverte e non si dimentica.

Il collega di Stolz è interpretato da un brusco Jeff Daniels ("Scemo e più scemo"), uno sbirro voglioso di incastrare i "musi gialli" a tutti i costi per nascondere la frustrazione della sua condizione personale, sottolineata da un momento struggente con la musica dei Morphine di "Gone for Good", quasi impossibile non avere il magone nel vedere l’attore seduto solitario nel divano di casa. La pellicola sfodera infatti un’eccellente colonna sonora, inserita con prevedibilità se vogliamo, ma capace di toccare le corde dell’emozione, come nel caso del regista-sceneggiatore fallito di Paul Mazursky che tenta il suicidio in un cimitero di veterani di guerra, sotto gli occhi supplicanti del suo cagnolino. Altra scena commovente, questa volta con in sottofondo "Nobody Knows Me" di Lyle Lovett. Il pezzo "Cold" di Scott Reeder (Kyuss), l’ideale main-theme, si delizia in sensazioni Jazz-noir/Stoner-acide che non sfigurerebbero in un film di David Lynch, un altro nome a cui il film si può accostare, del resto di li a pochi anni il regista gira negli stessi luoghi "Mullholland Drive".